p“Il ruolo del pediatra nel processo d’identificazione del DSA”
M. R. Filograna
Interventi di prevenzione del disturbo specifico dell’apprendimento nella didattica della prima infanzia

Intervento Prof.Lenzi
Le dita, uno strumento indispensabile per imparare a contare 1. Premessa L’uso delle dita in chiave aritmetica può partire già a tre anni, quando i piccoli incominciano a indicare la loro età con il pollice, l’indice e il medio di una mano. Però già prima sarebbe opportuno intervenire per dare sostegno a una naturale tendenza verso il numero,tipica di ogni bambino che incomincia a prendere coscienza di sé e del mondo che lo circonda.Si tratta di attivare potenzialità di cui ogni individuo è dotato grazie alla sua memoria di specie. In proposito Brian Butterworth parla di “cervello matematico”.Allora, se le cose stanno così, perché – ci si chiede – questa capacità non si rivela allo stesso modo in ogni essere umano; così come compare, per esempio, quella di parlare?In realtà il fatto è che si tratta di capacità che sono frutto di ereditarietà genetiche diverse; e molti studiosi le fanno rientrare nel vasto bagaglio degli istinti umani. Tuttavia questi istinti sono tanto più determinanti quanto più antico è il percorso filogenetico che li caratterizza. Se,per esempio, pensiamo all’istinto di sopravvivenza – di gran lunga il più antico – esso si attiva immediatamente alla nascita; così il neonato riconosce subito il seno materno e con la bocca va immediatamente alla ricerca del capezzolo.
Ebbene, l’Homo sapiens avrebbe imparato a parlare non prima di 50 mila anni fa. Mentre, per le capacità aritmetiche, si fa riferimento alla comparsa dell’Homo sapiens sapiens (circa 40.000 anni fa), con i primi reperti – come incisioni di tacche su ossi lunghi di animali – che fanno pensare a rudimentali rappresentazioni numeriche.
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2. Interventi su Francesca. Molte delle difficoltà incontrate da alunni che non hanno avuto un contatto iniziale con l’aritmetica sufficientemente concreto noi le abbiamo potute riscontrare nella nostra Francesca (9 anni, IV elem.). Nei riguardi della bimba la sua ASL aveva formulato, il 22/07/2014, la seguente diagnosi: « … presenta significative difficoltà nell’apprendimento delle strumentalità scolastiche di base che sono causate da un Disturbo Specifico di Apprendimento … ».
In seguito – il 05/12/2014 – la psicologa clinica che seguiva Francesca, dopo averle somministrato i test in uso per la matematica, si è espressa così: « … non si individua alcun cambiamento nella qualità delle prestazioni rispetto alle somministrazioni precedenti … L’area che presenta maggiore problematicità è la matematica … »
Per quel che riguarda l’aritmetica, la bambina non riusciva a riconoscere i numeri rappresentati con le dita, che ogni volta doveva contare. Però ciò non le aveva impedito di imparare le procedure di calcolo in colonna delle varie operazioni, che per lei non presentavano difficoltà eccessive, a parte qualche saltuaria dimenticanza nei riporti.Tuttavia lo svolgimento dei relativi esercizi la stancavano enormemente, proprio perché le mancavano gli automatismi riguardanti le varie tabelline – a partire da quelle dell’addizione – per cui spesso rifiutava di applicarvisi. Le difficolta di base della bambina ci hanno costretto a inframmezzare, all’attività tipica della sua classe, dei brevi flash dedicati alla digito-aritmetica e alla parziale ricapitolazione di nozioni e di attività a suo tempo condotte forse troppo frettolosamente, che richiedono anche l’uso di oggetti diversi e facili da reperire, affinché la nozione di numero non resti agganciata alle sole dita delle mani.

Prof.ssa Eliana Francor
Intervento http://www.rotaryleccesud.it/wp-admin
Dislessia: una sfida possibile

DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO
Da un punto di vista clinico, la dislessia si manifesta attraverso una minore correttezza e rapidità della lettura a voce alta rispetto a quanto atteso per età anagrafica, classe frequentata, istruzione ricevuta.
Ai fini della legge 170 si intende per:
disgrafia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.
“Dislessia…
una sfida possibile”
3. LA DIDATTICA INDIVIDUALIZZATA E PERSONALIZZATA.
STRUMENTI COMPENSATIVI E MISURE DISPENSATIVE.

La legge 170/2010 dispone che le istituzioni scolastiche garantiscano «l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico che tengano conto anche di caratteristiche peculiari del soggetto, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate».
Linee Guida Luglio 2011
Prof. Giacomo Stella
docente di Psicologia clinica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia

l’AID si è costituita con un triplice scopo:
■ sensibilizzare il mondo professionale, scolastico e la pubblica opinione sul problema della dislessia evolutiva
■ promuovere ricerca e formazione nei diversi ambiti di intervento: servizi sanitari, riabilitativi e scuola
■ offrire agli utenti un punto di riferimento certo e qualificato per ottenere informazioni e aiuto, per richiedere consulenza e assistenza al fine di identificare il problema o comprendere meglio il necessario approccio riabilitativo e scolastico

Nel 2004 AID ottiene l’accreditamento presso il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) come Ente per la formazione degli insegnanti sulla Dislessia.